SCUOLE LOCALI

Nel Tre e Quattrocento, Mercatello visse la sua stagione culturale più fulgida, protrattasi anche nel secolo successivo e caratterizzata da una economia vivace e da personaggi notabili desiderosi di mostrare e tramandare il loro prestigio.

Artisti e botteghe locali disseminarono anche nel territorio della Pieve e non solo, numerose testimonianze; soprattutto affreschi, in gran parte perduti o nascosti da elementi aggiunti alle chiese o dalle loro ridipinture.

Oltre a quelli nella chiesa di San Francesco e nel museo, meritevoli di visita sono quelli della chiesa di Santa Maria del Metauro e dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Lamoli, a pochi chilometri lungo la statale per la Toscana.

La posizione geografica di “confine” aveva permesso la conoscenza e coesistenza di idee, gusti, schemi, tecniche e maniere importate dai territori vicini – Umbria, a cui era da sempre legata, ma anche Arezzo, Siena, Camerino, Rimini e naturalmente Urbino – andando a delineare un ambito culturale dai confini non ancora del tutto definiti.

Assieme a quelle dei frescanti, favorite dall’abbondanza dei boschi che caratterizzavano la Massa Trabaria, si svilupparono botteghe di mastri lignari, ancor più difficili da delineare ed inquadrare a causa della deperibilità e mobilità delle loro opere.

Il museo espone alcune statue lignee. Un’altra scultura pesantemente ridipinta è nel piccolo oratorio della Madonna del Ponte, subito oltre il Metauro. Si segnala infine l’attribuzione alla bottega mercatellese di Arestuzio Brelli del quattrocentesco Cristo Morto nella chiesa del Corpus Domini di Urbania.

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